Sciopero dei lettori: sommergiamo di lettere gli editori!

giovedì, ottobre 6, 2011
By refusi

Re:fusi insieme al coordinamento romano Errori di Stampa hanno lanciato in contemporanea con la due giorni di Firenze del 7 e 8 ottobre uno “Sciopero dei lettori”, invitando i cittadini più consapevoli delle condizioni di sfruttamento dei giornalisti precari a non acquistare giornali né leggere siti internet di informazione. L’iniziativa ha raccolto oltre 1200 adesioni su Facebook: ora chiediamo a chi ha aderito di inviare una lettera al direttore, all’editore, alla posta dei giornali che solitamente acquistano (o anche degli altri!) informandoli della loro decisione di “incrociare le braccia” per due giorni. Qui sotto la nostra “lettera standard” che proponiamo di inviare.

Caro direttore, gentile editore

ho letto (e non nel Vostro giornale…) che i giornali italiani, ogni giorno, sono scritti per più della metà da giornalisti precari, non contrattualizzati, lavoratori “a cottimo” pagati un tot a pezzo pubblicato, e non pagati se il pezzo non viene pubblicato.

Ho saputo che tutti i giornali locali, ma anche quelli nazionali non scherzano, vivono grazie ai precari che ogni giorno corrono da una conferenza stampa all’altra, ma spesso non hanno diritto a un rimborso per la benzina. Per non parlare di tutele per la maternità e la malattia, che semplicemente non esistono.

Ho saputo che se i “freelance” – ma è meglio dire “precari dell’informazione” – scioperassero per un giorno i giornali uscirebbero pieni di “buchi” e pagine bianche. Ma non possono farlo, perché nei loro confronti non è prevista nessuna tutela rispetto al possibile “licenziamento”, ma è meglio dire “cessazione unilaterale della collaborazione”.

Ho scoperto che nella maggior parte dei quotidiani i collaboratori vengono pagati da 5 a 25 euro lordi per un pezzo pubblicato: un articolo può comportare ore di lavoro al computer, spostamenti con mezzi propri, telefonate a carico del collaboratore. Non c’è nessuna corrispondenza tra la fatica fatta e il pagamento: un articolo costato ore di lavoro può ridursi sulla pagina a una “breve”, se nel frattempo è “salita” una notizia più importante.

La carta stampata riceve centinaia di milioni di euro di contributi dallo Stato (cioè anche miei) ogni anno, ma lo Stato non chiede agli editori in cambio di garantire compensi minimi e tutele contrattuali ai suoi collaboratori che contribuiscono a scriverlo.

Credo che un’informazione precaria equivalga a una democrazia precaria. Per questo il 7 e l’8 sarò io lettore a fare sciopero, non comprando il Vostro giornale. Per lanciare un segnale forte e chiaro: l’equo compenso al Vostro collaboratore è un diritto anche mio!

Distinti saluti, il vostro (per oggi) non-lettore

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