Equo compenso per i freelance: approvata la legge

mercoledì, dicembre 5, 2012
By refusi

L’EQUO COMPENSO E’ LEGGE!

E’ il secondo traguardo in un anno, dopo l’approvazione nell’ottobre 2011 della Carta di Firenze, strumento deontologico che riconosce i diritti dei precari e freelance. Ora c’è un nuovo strumento, questa volta economico, che cioè colpisce gli editori nel portafogli.

Cosa prevede nel concreto?

Entro 30 giorni da ieri si insedierà una Commissione (formata da membri del Governo, del Sindacato, dell’Ordine, degli Editori). Entro due mesi questa Commissione stabilirà qual è l’equo compenso per i giornalisti non contrattualizzati, “in coerenza” con i trattamenti previsti dal contratto nazionale. Sulla base di questo creerà un elenco dei media che rispettano tali soglie di retribuzione dignitose.

Che succede per chi sgarra?

La legge non rende illegali le retribuzioni più basse della soglia stabilita (non può farlo una legge ordinaria, è materia di contrattazione). Però chi è escluso dall’elenco dei “buoni pagatori” non potrà più avere diritto ai contributi pubblici per l’editoria, né ad altre forme di incentivazione statale. Paghi i tuoi collaboratori da fame? Niente più contributi pubblici.

Quanto dura tutto questo?

Tre anni. La legge è “sperimentale” e una sua eventuale proroga dovrà essere stabilita modificando la legge stessa.

Dobbiamo essere contenti?

Fate come volete. Noi lo siamo: solo un anno fa questa legge sarebbe stata impensabile, oggi è una realtà. E questo solo grazie alla continua pressione esercitata dai coordinamenti dei giornalisti precari (insieme con l’Ordine e il Sindacato, ma se non ci avessimo creduto noi…)

QUI IL TESTO DELLA LEGGE APPROVATA IERI.

QUI SOTTO UN COMUNICATO STAMPA COMPLESSIVO CON TUTTI I PARTICOLARI.

L’equo compenso nel settore giornalistico è legge.

Montecitorio, 4 dicembre 2012 ore 14:47 – La VII Commissione permanente della Camera dei Deputati (Cultura, scienza e istruzione) convocata oggi in sede legislativa ha approvato il provvedimento in via definitiva all’unanimità dei 29 presenti, con il parere favorevole del Governo, ratificando il testo licenziato dal Senato.  La proposta di legge, relatore Enzo Carra, era già stata approvata dalla VII Commissione della Camera il 28 marzo 2012 e modificata dalla 11ª Commissione del Senato il 7 novembre 2012. Il testogiunto in esame alla Camera, rispetto al quale non sono stati presentati emendamenti, aveva ricevuto in questi giorni il parere positivo dalle Commissioni parlamentari di merito (Affari Costituzionali, Giustizia, Bilancio, Trasporti e Lavoro).

E’ una legge “a termine” (sperimentale l’ha definita il senatore Giuliano, presidente della Commissione Lavoro del Senato) perché la sua applicazione si interromperà automaticamente a tre anni dalla sua entrata in vigore, quando cioè è previsto che la Commissione istituita per stabilire l’entità dell’equo compenso e per stilare l’elenco delle testate “virtuose” che l’applicano cesserà le sue funzioni. Per prorogarne la durata occorrerà quindi modificare l’attuale testo.

I lavori della Commissione Cultura sono stati presieduti dall’on. Ghizzoni. Numerosi gli interventi che hanno espresso la soddisfazione per l’approvazione del provvedimento, tra cui: Giulietti (Gruppo misto), Lainati (PdL), De Biasi (PD), Zazzera (IdV), Goisis (Lega Nord), Moffa (Gruppo misto); Carra (Udc), Granata (Fli).  A nome del Governo hanno preso la parola il viceministro al Welfare Michel Martone e il sottosegretario all’Editoria Paolo Peluffo.

Una considerazione espressa generalmente dai membri della Commissione durante i loro interventi riguarda il testo della legge: l’articolato approvato inizialmente dalla Camera è stato giudicato migliore di quello modificato dal Senato. L’aumento dei componenti della Commissione per l’equo compenso istituita dalla legge potrebbe rendere farraginoso il meccanismo e rendere l’organismo luogo di scontro. Poiché il Senato ha previsto che la Commissione per l’equo compenso scadrà entro tre anni, occorrerà quindi verificare il funzionamento della legge in tempi brevi. A Montecitorio non sono stati comunque presentati emendamenti per non rischiare, rimandando il provvedimento di nuovo in esame a Palazzo Madama, di non approvare il testo entro la legislatura. Il relatore Carra ha fatto rilevare la positiva celerità dei tempi durante i lavori di esame del testo in Commissione alla Camera. Zazzera (IdV) ha ricordato che l’approvazione della legge non sarebbe stata possibile senza la pressione dei freelance e gruppi di base. Il sottosegretario Peluffo ha dichiarato che nel dipartimento per l’Editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri ci sono le risorse per fare funzionare la Commissione nei tempi previsti.

Alla conferenza stampa organizzata dall’on. Giuseppe Giulietti, sono intervenuti  il presidente della Commissione Cultura Manuela Ghizzoni, i presidenti dell’Ordine Iacopinoe della Fnsi Natale, gli onorevoli MoffaCarra. A rappresentare i giornalisti freelance e collaboratori precari erano presenti, per il sindacato, Maurizio Bekar, coordinatore Commissione nazionale lavoro autonomo Fnsi; Moira Di MarioSolen De Luca(Associazione Stampa Romana); Massimo Marciano (freelance, Consigliere di amministrazione INPGI).

La necessità di approvare con urgenza il provvedimento, prima della fine della legislatura, è stata sostenuta con forza lo scorso settembre attraverso un appello pubblico ai parlamentari, primi firmatari Franco Siddi e Roberto Natale, Segretario generale e Presidente Fnsi, e Giancarlo Ghirra, Segretario Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti.

L’appello ideato e promosso dalla Commissione nazionale lavoro autonomo della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, poi fatto proprio e rilanciato come petizione su web dall’associazione Articolo 21, ha dato vita a una rapida e straordinaria mobilitazione, che ha visto unite le più diverse anime del giornalismo (freelance e contrattualizzati, coordinamenti di base di precari e rappresentanze a tutti i livelli del sindacato e dell’Ordine), ma anche la solidarietà ed appoggio di realtà associative, sindacali e politiche esterne alla categoria e di personalità della cultura e dello spettacolo.

La Carta di Firenze approvata lo scorso anno e la legge sull’equo compenso giornalisticovarata oggi sono due strumenti strategici in grado di contrastare e rendere impossibile lo sfruttamento dei giornalisti collaboratori: purché si abbia la volontà politica di applicarli.

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