Zennaro all’assemblea dell’Ordine: nuovo contratto deve includere migliaia di giornalisti “finti autonomi”

venerdì, marzo 21, 2014
By refusi
Massimo Zennaro, nuovo presidente del Sindacato veneto

Massimo Zennaro, nuovo presidente del Sindacato veneto

Pubblichiamo l’intervento integrale del segretario del Sindacato dei giornalisti del Veneto, Massimo Zennaro, all’assemblea annuale dell’Ordine regionale, svoltasi a Mestre il 21 marzo 2014.

Volevo iniziare questo intervento ricordando due colleghi, Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Sono passati 20 anni da quel 20 marzo 1994 giorno in cui furono uccisi a Mogadiscio in Somalia mentre stavano facendo un’inchiesta sul traffico illecito di rifiuti tossici. E su questi fatti, su questi omicidi ancora non c’è una verità. Anche se ieri è arrivata una notizia positiva. Grazie alla nostra mobilitazione, con l’aiuto del presidente della Camera e dell’associazione Articolo 21, finalmente lo stato italiano ha deciso di desecretare i documenti sul caso Alpi-Hrovatin. Un esempio, quello di Miran e Ilaria di ottimo giornalismo, un esempio per tutti noi in modo particolare per chi vuole rappresentare e difendere tutto il mondo del giornalismo.

E difendere i giornalisti in un momento come questo è davvero particolarmente difficile. Perchè il nostro mondo del lavoro è, lo sappiamo tutti, duale. Vicino ai colleghi, mediamente più anziani, che lavorano nelle redazioni, i contrattualizzati, ci sono i colleghi che invece orbitano “attorno” alle redazioni, non contrattualizzati e con condizioni di lavoro molte volte da rivoluzione industriale, con redditi minimi e sottoposti a ricatti occupazionali enormi. Due mondi che devono per forza di cose riuscire a trovare una unità, che devono camminare e lottare insieme.

Siamo in fase di rinnovo contrattuale, spero di non sbagliarmi dicendo che finalmente siamo entrati nella fase conclusiva della trattativa. Un contratto che, lo dico in modo chiaro, dovrà essere radicalmente diverso dai contratti che conosciamo. Un contratto che, a nostro parere, a parere del sindacato dei giornalisti del Veneto, deve avere alcune caratteristiche precise:

1 - Deve cercare di tenere in sicurezza i conti dell’Inpgi. In questi ultimi 4 anni sono usciti dalle redazioni quasi 2000 giornalisti, il 15% del totale, 800 solo nel 2013. Un numero enorme. Molte volte con scelte aziendali tese alla riduzioni dei costi. Ma queste sono tutte pensioni che l’Inpgi deve pagare. E quindi le aziende hanno capito che una parte della spesa per il rinnovo contrattuale servirà a pagare una aliquota aggiuntiva.

2 - C’è poi il problema della ex fissa. Un istituto che deve essere riformato perché economicamente insostenibile. E’ un debito delle aziende nei confronti dei colleghi. Ma al momento un collega che va in pensione la otterrà non prima di 8-9 anni. Francamente assurdo. D’altra parte però il fondo della ex fissa non ha più soldi. E quindi è necessario pensare ad una riforma dell’istituto.

3 - E poi, e questo secondo me è il punto più importante e qualificante, serve la “regolarizzazione”, l’inclusione di almeno alcune migliaia di colleghi collaboratori che sono dei finti lavoratori autonomi e che invece hanno del tutto le caratteristiche dei lavoratori dipendenti. I collaboratori che dal territorio producono le notizie che tutti i giorni finiscono sui giornali, lo sappiamo, sono pagati pochi euro a pezzo. Ecco, noi vogliamo che molti di questi colleghi abbiamo un contratto di lavoro dipendente. Il risultato avrebbe due conseguenze importanti: una ovvia e cioè la maggiore sicurezza per i colleghi, malattia, ferie, assicurazioni, Casagit e prospettive pensionistiche, ma dall’altra, e anche questo è importante, questi colleghi andrebbero a elevare la massa di contributi pagati all’Inpgi con innegabili influenze positive sulla tenuta dei conti degli istituti di categoria.

Al tema dell’inclusione si associa direttamente quello dell’equo compenso. Anche per questa intricata questione dovremmo essere ad un punto di arrivo. Come Veneto, sindacato e Ordine assieme, ancora una volta, abbiamo svolto un ruolo che ritengo pragmatico e positivo. Lontani da chi pensava che questa legge potesse avere effetti miracolosi sul mondo dei collaboratori. Sarò netto, ma io penso che non possa essere così, il primo motivo è perché la platea è ridotta dalla stessa legge che, lo ricordo, ne limita l’efficacia solo ai collaboratori di aziende che prendono contributi dallo Stato.

C’è però un punto importante che per noi è irrinunciabile, l’equo compenso deve essere applicato a tutti i finti lavoratori autonomi, quindi sia ai cococo ma anche alle finte partite Iva. Lo ribadisco: serve una norma che includa tutti i cococo e le finte partite iva. Solo in questo modo l’equo compenso potrà essere una buona legge e dare maggior sicurezza ai colleghi che vivono o vogliono vivere di questo mestiere.

Sull’equo compenso ci siamo impegnati molto, e questo lo posso dire con orgoglio, con l’obiettivo comune dei colleghi più impegnati nel sindacato e nell’ordine veneto di migliorare in modo sensibile le condizioni di vita e di lavoro di chi vive o vuole vivere di questo lavoro. Quindi una nota positiva; guardando in avanti spero davvero che questo che è davvero il momento più difficile dal dopoguerra per la nostra professione possa diventare un momento di svolta; molto dipende dalla risposte che arriveranno a queste quattro questioni aperte, ma soprattutto al tema dell’inclusione e dell’equo compenso.

Per questo il momento è importante, per questo lavoratori contrattualizzati e collaboratori devono stare uniti non solo per un senso di solidarietà, per giustizia sociale e economica, ma anche, come dicevo prima, per “intelligente egoismo”. La battaglia contrattuale deve essere fatta assieme perché altrimenti il mondo del giornalismo italiano rischia di non avere futuro. Il momento è difficile, è difficile andare dalla controparte a proporre di assumere alcune migliaia di colleghi, ce ne rendiamo conto, come sarà difficile andare a dire ai colleghi che gli aumenti in busta paga saranno esigui. Ma partire da una oggettiva debolezza per ottenere un risultato del genere, a mio parere, potrebbe davvero voler dire difendere e dare reali prospettive all’intero mondo del lavoro giornalistico. Ci sono molte cose che vorrei dirvi, ma probabilmente non c’è più tempo. Ho colto questa occasione per farvi sapere che cosa sta facendo il sindacato in questa fase delicata.

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