Assemblea #giornalisti a #Bari: gli interventi di Massimo Zennaro e Nicola Chiarini

domenica, settembre 28, 2014
By refusi

Di ritorno dall’assemblea di Bari, pubblichiamo gli interventi pronunciati da Massimo Zennaro, segretario del Sindacato giornalisti del Veneto, e da Nicola Chiarini, membro della giunta regionale del sindacato e del gruppo Re:fusi.
[Vai qui per leggere la relazione introduttiva di Alessandra Costante, segretario dell'Associazione ligure dei giornalisti]
[Vai qui per leggere della candidatura di Raffaele Lorusso a segretario FNSI]

[Ripercorri qui la diretta Twitter dell'assemblea]

L’intervento di Massimo Zennaro

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Massimo Zennaro

Buongiorno a tutti,
lo hanno detto tutti che questo è un periodo difficilissimo penso che bisogna saper cogliere questo momento. Dobbiamo affrontare questo periodo nero, raccogliere questa sfida e cambiare. Cambiare il nostro sindacato, cambiare il nostro modo di fare sindacato.
Dobbiamo cercare di affrontare le sfide che giorno dopo giorno abbiamo davanti. Le sfide delle crisi aziendali, le sfide di un lavoro autonomo sfruttato e che troppe volte non riusciamo a rappresentare, le sfide, la sfida, della riorganizzazione della Federazione.
Tre temi, tutti ugualmente importanti, ma che impongono un nostro cambiamento perché con le cose che hanno ricordato poco fa Alessandra e poi quasi tutti i colleghi, c’è poco da stare tranquilli: o si cambia o siamo destinati a un futuro davvero poco allegro.
E allora, per la nostra categoria che è sotto attacco, economico, politico, culturale, di immagine, è ora di evolvere, di adattarsi alla nuova situazione.

C’è una cosa generale da dire:
il giornalista di oggi non è quello di 20 anni fa, il giornalista di oggi è alla pari di un qualsiasi dipendente, di un qualsiasi lavoratore autonomo. E come qualsiasi altro dipendente, come qualsiasi altro lavoratore autonomo vive in un mondo che non ha più sicurezze.
E di questo fatto dobbiamo renderci conto, con questa cosa dobbiamo fare i conti, e da qui si deve far ripartire la nostra attività sindacale. Ha ragione Stefano quando dice che siamo poca cosa, e che dobbiamo cercare alleanze vaste.
Anche noi, come tutti gli altri, dobbiamo affrontare le crisi aziendali, le richieste di esuberi, la volontà di tagli al costo del lavoro, sapendo che le rendite di posizione che troppo spesso vengono accusate dal mondo politico e dal presidente del Consiglio di essere l’origine di tutti i mali, non ci sono già più. Anche la nostra è una categoria del mondo del lavoro sottoposta all’offensiva padronale come tutte le altre.

E anche il nostro sindacato come gli altri sindacati, è sotto l’attacco di chi vuole parlare direttamente con il popolo, di chi pensa che tutti gli organismi intermedi di rappresentanza siano solo una inutile perdita di tempo e una burocrazia da abbattere. E’ un attacco prima di tutto culturale e politico che stiamo subendo e al quale non riusciamo, e a dire la verità non siamo i soli, a ribattere.
Io penso che possiamo reagire solo se riusciamo davvero a svolgere il nostro ruolo di sindacato che riesce ad adattarsi alla nuova situazione. Per questo dico che dobbiamo accogliere la sfida che ha ricordato poco fa Alessandra e dotare il nostro sindacato di strutture in grado prima di tutto di elaborare nuove strategie, di rispondere anche sul piano culturale, intellettuale e politico agli attacchi. E d’altra parte dobbiamo saper dare risposte tecniche alle strutture territoriali.

Il nostro sindacato deve essere sempre di più consulente del lavoro, ufficio legale, sportello per le esigenze dei lavoratori autonomi, interfaccia dell’unione europea nel reperimento di occasioni di nuovo lavoro giornalistico.
Alcune associazioni territoriali ci stanno già provando. Abbiamo lo sportello per i free lance, la nostra struttura prova a essere un consulente del lavoro, stiamo mettendo in piedi un gruppo per intercettare i fondi europei. So anche di altri tentativi come ad esempio in Toscana; ma a questo punto il rischio diventa quello di duplicare funzioni e attività che invece dovrebbero e potrebbero essere svolte al centro. Questa è una proposta che mi sento di sottoporre a chi sarà chiamato a guidare la Federazione.
Ma il sindacato dei giornalisti del 2015 deve anche riuscire ad essere meno miope, deve guardare con maggior attenzione a tutto quel mondo che vive fuori delle redazioni, che ha livelli di reddito più in linea con gli operai metalmeccanici che con i colleghi strutturati. Bisogna che il sindacato includa tutti questi giornalisti e che si faccia da loro colonizzare.

Dobbiamo superare la divisione tra dipendenti e autonomi, le reciproche diffidenze, e riuscire a rappresentare anche la parte più debole del nostro mondo. Un sindacato che non riesce a fare questo, non è utile. Ma per far questo bisogna garantire a questi giornalisti di partecipare alla vita di questo sindacato. Bisogna garantirne la rappresentatività diretta nei nostri organi direttivi, a tutti i livelli.
Detto questo una cosa è certa: dobbiamo avere un obiettivo ambizioso, dobbiamo provare a invertire questa marea montante e, per usare una sintesi politica fortunata ma che rimane ancora tutta da applicare, bisogna Cambiare Verso alle dinamiche sul mercato del lavoro. Non si può pensare di continuare a perdere il 5% di forza lavoro dipendente ogni anno. A questi ritmi la situazione è destinata ad esplodere in tempi rapidi.

E allora bisogna pensare ad aumentare l’occupazione, bisogna dare applicazione a quella parte del contratto, positiva in mezzo ad aspetti negativi, che agevola le assunzioni, che può permettere alle aziende di pensare a fare delle assunzioni. Bisogna accettare la sfida e misurarci con le aziende, trattare, obbligarle ad assunzioni di responsabilità.
Bisogna riuscire a parlare della Rai, pretendere la riforma della sua governance, bisogna respingere l’attacco al servizio pubblico. Accolgo la proposta del presidente Rossi, e rispondo che noi ci siamo. E’ vero e lo abbiamo già visto, dalle regioni può arrivare un aiuto all’Usigrai su questo tema proprio dando vita ad alleanze con il territorio.

Chiudo con una nota di ottimismo. Sono convinto che c’è tanto da fare ma che i risultati possono arrivare.
Chi lavora sul territorio lo sa. Si deve trattare con tutti e bisogna portare risultati come ad esempio, quello che ricordava poco fa anche Summo, per i collaboratori del gruppo Athesis. Bisogna riuscire prima a rappresentare e poi a migliorare le condizioni di vita e di lavoro di quei colleghi che vivono, o per meglio dire cercano di vivere, di giornalismo.
Ma lo deve fare un sindacato autorevole, e che non dia all’opinione pubblica, e anche agli stessi colleghi, nemmeno l’impressione di voler proteggere dei privilegiati, che sappia offrire opportunità per il rilancio economico che abbia come conseguenza immediata anche l’aumento degli investimenti e dell’occupazione.
La mia esperienza mi dice che può funzionare anche con le aziende più difficili.
Dobbiamo dare noi il via al cambiamento, e, a mio parere, con una immissione di nuove energie, di un nuovo entusiasmo, si può fare.
Grazie

Massimo Zennaro (segretario del Sindacato dei giornalisti del Veneto)

 

L’intervento di Nicola Chiarini

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Nicola Chiarini

Il lavoro autonomo, nelle sue diverse declinazioni, non chiede di essere semplicemente rappresentato o  consultato, ma di assumere ruolo di direzione negli organismi statutari del Sindacato dei giornalisti. E’ una premessa imprescindibile per la rifondazione della Fnsi come soggetto federativo. Un soggetto che, a partire dalle buone pratiche delle associazioni regionali, sappia costruire organizzazione, offrire servizi qualificati, avanzare proposta, dirigere con efficacia rivendicazione e conflitto.
E’ un’esigenza materiale che rivendichiamo con forza, non come “quota panda” slegata dai processi reali, ma come presa d’atto della condizione oggettiva e dei processi maturati: dai territori fino ai livelli nazionali, tutte le identità del lavoro giornalistico assumano piena responsabilità nel concorrere alle scelte, nel costruire e condividere soluzioni all’altezza dei tempi, non solo per rispondere ai tanti e complessi problemi dell’oggi, acuiti dalla crisi strutturale del sistema economico e sociale. La sfida è soprattutto di prospettiva: guardare lontano per governare i processi a favore dei lavoratori.

Oggi i lavoratori autonomi sono circa il 60% della popolazione attiva, quando nel 2000 erano il 35%, a fronte di una popolazione giornalistica di 47.227 colleghi con posizione Inpgi. Questo a fronte di circa 110 mila tesserini rilasciati dall’Ordine, che fanno intendere la presenza di un enorme esercito di persone che risulta negli elenchi ma, evidentemente, non svolge in alcun modo la professione.
E’ chiaro, dunque, che va avviato un processo di riforma complessivo della professione e tutte le istituzioni di categoria, devono prenderne atto e lavorare con spirito di leale collaborazione. E il Sindacato deve approfittare del prossimo congresso per dare una sterzata in questa direzione.
Per questo i lavoratori autonomi devono essere presenti in modo politicamente e numericamente rilevante anche nella Giunta e nel consiglio nazionale della Fnsi, pure in vista del rinnovo contrattuale di cui, da  subito, il nuovo e rinnovato gruppo dirigente dovrà occuparsi, visto che l’accordo appena sottoscritto scadrà nei primi mesi del 2016.
E in questa direzione, il primo passo che chiediamo alle associazioni regionali e ai colleghi che oggi partecipano a questo appuntamento, è di operare perché le delegazioni al prossimo congresso nazionale abbiano una congrua presenza di lavoratori autonomi, sapendo che è a partire dai territori che si costruiscono i percorsi e che le rivoluzioni non avvengono per decreto o perché proclamate ad  alta voce o, ancora, con toni roboanti sui social network.

In Veneto abbiamo acceso un primo piccolo fuoco in questo processo materiale di rifondazione del Sindacato dei giornalisti. Abbiamo costruito una relazione armonica e diffusa tra le diverse identità di lavoro, un rapporto di collaborazione rispettosa e convinta tra organismi di categoria, abbiamo incrementato in modo significativo il numero di iscritti autonomi all’organizzazione sindacale, aumentando così il peso numerico e politico di atipici e freelance nei gruppi dirigenti. I “non articolo 1” sono maggioritari sia nella Giunta di un Sindacato concretamente combattivo, sia nel consiglio regionale di un Ordine rigoroso con cui si coopera pienamente.
Questo stile di lavoro ha comportato risultati importanti dall’accordo Athesis sui collaboratori strategici allo sventato taglio dei compensi ai collaboratori del Corriere del Veneto e, siamo convinti, produrrà esiti positivi per colleghi esterni alle redazioni anche nella gestione dello stato di crisi al Gazzettino.
In tutte queste aziende è maturato o sta maturando un rapporto di collaborazione tra i Cdr e i collaboratori,  con la costruzione dei coordinamenti agevolata dal sapere di poter contare su una sponda interna alle redazioni e sulla sponda sicura dell’organizzazione sindacale che, secondo quanto sancito dalla Corte Costituzionale, rappresenta materialmente tutti i propri iscritti. Certo, le lotte, vittoriose o meno, non possono avvenire per delega e i colleghi, se davvero vogliono cambiare la propria condizione, devono mettersi in gioco in prima persona, senza avventurismi, ma nemmeno aspettando che ci pensi qualcun altro, rifugiandosi in una facile ma infruttuosa lamentela.

In ogni modo, riteniamo importante che, come pratica di autonomia e innovazione diretta nei luoghi di lavoro, il Sindacato lavori perché a tutti i Cdr siano affiancati rappresentanti dei collaboratori, allargando questa pratica avviata in Veneto. Sappiamo che molte aziende rifiuteranno l’interlocuzione, ma è fondamentale che innanzitutto tra i colleghi si cementi un’unità nell’affrontare i problemi concreti di lavoro, rafforzando un’identità collettiva che innesti una controtendenza materiale: la divisione ha indebolito il nostro potere contrattuale e ha impoverito i lavoratori, dentro e fuori dalle redazioni. La costruzione diffusa di buone pratiche, che le associazioni regionali possono e debbono promuovere dai territori, sono la premessa per l’affermazione su scala nazionale di un balzo in avanti.
Non promettiamo soluzioni miracolistiche, l’affermarsi nel giro di poco tempo, una volta e per sempre, del meglio assoluto. Indichiamo, invece, la faticosa ma utile determinazione a lavorare uniti, quotidianamente e con tenacia, alla costruzione del massimo cambiamento possibile nella fase data, senza arrendevolezza e con determinazione, rifuggendo trionfalismi e slogan, auspicando un dibattito anche aspro, in cui il confronto parta dalla riflessione serena e approfondita su quel che si fa e si dice, non dal riflesso pavloviano legato alla vicinanza all’una o all’altra componente.

Per agevolare la circolazione delle idee, la Fnsi dovrà aggiornare il proprio modo di comunicare, visto che siamo al paradosso che il sito della federazione non è agevolmente consultabile da uno smartphone. Servirà rafforzare la presenza anche sui social network, dove è possibile agganciare con maggior velocità platee più ampie, ben sapendo che non è certo quello il luogo deputato all’approfondimento dei contenuti, ma una prima chiave anche per informazioni di servizio.

Nicola Chiarini (componente della giunta del Sindacato giornalisti del Veneto, membro del gruppo Re:fusi)

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